Presentato il programma autunnale delle “Lezioni Gioachimite” 2025, un ciclo di seminari che conferma la vitalità del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti punto di riferimento per la ricerca e la riflessione sul pensiero di Gioacchino da Fiore, figura centrale della spiritualità medievale e della cultura europea. Gli incontri, che si terranno nella Sala Didattica della Biblioteca del Centro Studi, al piano superiore dell’ala monastica dell’Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore, si propongono di intrecciare ricerca storica, approfondimento teologico e consapevolezza contemporanea, nel segno di una tradizione di studi che continua a interrogare il presente.
Ad aprire il ciclo, giovedì 30 ottobre, sarà Simone Pagliaro, Docente nei licei florensi e membro del Centro Studi Gioachimita, con una relazione dal titolo “Le cetre appese ai salici. Il Salmo 136 in Gioacchino da Fiore e Salvatore Quasimodo”. L’intervento metterà in dialogo il commento gioachimita al Salmo “Super flumina Babylonis” e la poesia novecentesca “Alle fronde dei salici”, in cui Quasimodo reinterpreta il dolore dell’esilio come esperienza di perdita e di memoria collettiva. Entrambi gli autori colgono, nella tensione tra prigionia e speranza, il richiamo a una libertà spirituale che si misura con la storia.
A seguire, Giuseppe Riccardo Succurro, Presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, terrà una relazione su “Gioacchino da Fiore nel pensiero di Giuseppe Mazzini, analizzando la presenza dell’Abate nella storiografia e nella cultura dell’Ottocento italiano. Verrà analizzata l’attenzione verso Gioacchino da Fiore nella storiografia ottocentesca italiana ed approfondito il filone culturale che prende l’avvio dagli studi danteschi di Ugo Foscolo e si sviluppa nel pensiero di Giuseppe Mazzini, individuando un filo di continuità che testimonia la persistente forza ispiratrice della visione gioachimita nella formazione dell’identità nazionale e spirituale moderna.
Il secondo incontro, in programma venerdì 21 novembre, vedrà protagonista Pasquale Lopetrone, Storico e Pubblicista, con una conferenza dal titolo “Da Petralata a Fiore. Studi e ricerche sull’Abate Gioacchino da Fiore”. Lopetrone illustrerà gli sviluppi delle sue ricerche sull’identificazione del luogo Petra Lata – la “Pietra Grande o dell’Olio” ricordata dalle fonti – e sulla figura del dominus Oliveti, il benefattore che offrì ospitalità all’Abate sui monti del suo podere. Proprio in quei luoghi Gioacchino maturò la decisione di abbandonare la guida dell’abbazia di Corazzo, scegliendo una nuova forma di vita monastica e dando avvio alla fondazione florense.
A seguire, Giuseppe Riccardo Succurro proporrà un excursus su “Le biografie di Gioacchino da Fiore”, soffermandosi sulle principali fonti narrative che consentono di ricostruire la complessa vicenda umana e spirituale dell’Abate. Particolare attenzione sarà riservata all’Epistola prologale del 1200, nella quale Gioacchino menziona le sue tre opere fondamentali – “Psalterium decem chordarum”, “Concordia Novi ac Veteris Testamenti” ed “Expositio Apocalypsis” – che rappresentano non solo l’asse portante della sua teologia, ma anche la testimonianza viva di un cammino interiore di straordinaria coerenza e intensità.
Mercoledì 10 dicembre il ciclo si concluderà con due interventi di grande rilievo. Il primo sarà affidato a Gian Luca Potestà, Professore emerito di Storia del cristianesimo e Direttore del Comitato scientifico del Centro Studi, che affronterà la complessa questione della condanna del libellus trinitario di Gioacchino da Fiore nel IV Concilio Lateranense del 1215.
La relazione, dal titolo “Il IV Concilio Lateranense. Origine e ragione di una condanna”, ricostruirà le motivazioni dottrinali e storiche di una decisione che, pur censurando il testo, non intaccò la memoria e l’onore dell’Abate, il quale aveva sottomesso i propri scritti al giudizio della Sede Romana. La costituzione conciliare, nel canonizzare la definizione trinitaria di Pietro Lombardo, criticata da Gioacchino, sancì definitivamente la nuova discorsività teologica maturata a Parigi, segnando un passaggio decisivo nella storia intellettuale della Chiesa.
Seguirà l’intervento di Rosario Lo Bello, Docente di Storia della Teologia medievale e autore del recente volume “Logici eretici. Amalrico di Bène e gli amalriciani nelle fonti del XIII secolo” (Milano, Vita e Pensiero, 2025). La sua relazione, “Logici eretici. Garnerio di Rochefort: attaccare Amalrico per colpire Gioacchino”, esplorerà una pagina poco conosciuta della cultura europea, restituendo la complessità del dibattito intellettuale parigino del primo Duecento, in cui logica, teologia e potere si intrecciano in un fragile equilibrio.
Nella prospettiva di Lo Bello, la lezione che emerge da quelle vicende medievali mantiene un’attualità sorprendente: il sapere non è mai neutrale, e chi controlla la conoscenza detiene una forma di potere. Se nel Medioevo era la facoltà teologica a decidere quali testi si potessero leggere, oggi il controllo passa attraverso altre istituzioni, grandi aziende e piattaforme digitali. In ogni tempo, ciò che appare troppo nuovo o destabilizzante rischia di essere messo sotto accusa. Comprendere questa dinamica significa, oggi come allora, esercitare la libertà del pensiero critico.
Con questo nuovo ciclo di incontri, il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti rinnova la propria missione culturale, proponendo un percorso che unisce rigore accademico, sensibilità storica e riflessione civile.
Le Lezioni Gioachimite 2025 si annunciano come un’occasione preziosa per riscoprire, nella voce di grandi studiosi, l’attualità di un pensatore che, a distanza di otto secoli, continua a parlare alla coscienza europea e al bisogno umano di verità, giustizia e conoscenza.
